Catch and Release
Lo vuoi sapere a cosa continuo a pensare?Alla discussione prima della tua partenza. Te la ricordi? Tu eri pronto a partire per la tua gita di pesca tra scapoloni e io ho cominciato a perseguitarti come una donnetta isterica. Pretendendo che tu finissi la disposizione dei posti a tavola del pranzo di nozze.
Ma che diavolo mi era preso?
L’unica cosa da dirti prima che te ne andassi era: “Ti amo” o almeno, che so io: “Divertiti. Non esagerare con le spogliarelliste.”
Invece, le ultime parole che hai sentito da me sono state: “Senti bello. Qua non scopi finchè non sistemi quelli che giocano a canasta con tua madre.”
……
Ho raccontato tutte le cose belle che sapevo di te. E ce ne sono tante. Mi ci è voluto un bel po’. Non ho raccontato proprio tutto però. Ho saltato la parte più complicata. Per esempio: come ho dovuto perderti per sempre prima di trovarti davvero. E come il trovarti ha fatto di me tutta un’altra persona. Ma loro non erano venuti qui per questo, loro volevano sentirsi dire che eri grande. Non che tu non lo fossi, solo che, qualche volta, tanto grande non lo eri. Vogliono sentire che mi manchi, non che mentre sentivo la tua mancanza mi sono innamorata di un’altro.
È allucinante. Ho la sensazione che l’unico capace di capire sei tu. In un certo senso mi pare normale. Lui era l’unica persona con cui eri sempre te stesso e con lui anch’io ero sempre me stessa.
Comunque tutto questo l’ho saltato e mi sono tenuta sul semplice. Ho detto che ti amavo. E questa è la verità.


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