Dialogo tra un umanista nichilista e uno scienziato credente (nella scienza)

Massimiliano Parente è uno scrittore italiano che ama decisamente provocare. Caratteristica che, di questi tempi, giusta o sbagliata che sia, è una boccata d’aria fresca. Giorgio Vallortigara è un professore di neuroscienze tra i più importanti a livello nazionale e non solo. Una personalità distinta, rigorosa, pacata, capace di divulgare in modo semplice le più recenti e sconcertanti scoperte sul nostro cervello.  Non so come o perché abbiano deciso di scrivere insieme questo libro, strutturato come un fantomatico scambio epistolare. Il primo scrive da un ipotetico anno 161 Dopo Darwin, il secondo invece, nonostante il suo approccio scientifico, dal 2020 Anno Domini (anno di pubblicazione del libro). 



In sé il libro non è riuscitissimo, più di una volta ho avuto l’impressione che una vera conversazione non ci fosse e di essere di fronte a due persone che in realtà parlavano da sole, o una sopra l’altra.  Ho trovato interessante però la caustica critica rivolta dallo scrittore agli ambienti umanistici che sembrano ormai scrivere o litigare solo del sesso degli angeli, ignorando gli abissi esistenziali che hanno aperto molte scoperte scientifiche. E l’approccio alla vita da parte di uno scienziato che senza tradire le scoperte ottenute con il metodo scientifico, che ci lasciano in un mondo completamente privo di speranze metafisiche, ha trovato nella ricerca il senso e il gusto di questa fugace esistenza.


Commenti